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Descalzi in Egitto, può diventare un hub regionale per il gas. Prezzi in ritirata

Il ceo di Eni, in missione nei giorni scorsi con il ministro degli Esteri, Di Maio, in Algeria, in Congo e in Angola, oggi ha incontrato il presidente della Repubblica Araba d’Egitto, al-Sisi, per discutere anche dell’esportazione di gas naturale liquefatto. Il Cremlino ha spiegato che i paesi ostili che intendono comprare gas russo dovranno comprare rubli corrispondenti alla valuta stabilita nei contratti per i successivi acquisti. I prezzi scendono verso 110 euro a megawattora

di Francesca Gerosa 31/03/2022 14:50

Dopo Algeria, Qatar, Angola e Congo, oggi l’Egitto. L’obiettivo è sempre lo stesso: diversificare le forniture di gas e permettere all’Italia di essere sempre meno dipendente dalla Russia. Il ceo di Eni, Claudio Descalzi, in missione nei giorni scorsi con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, oggi ha incontrato il presidente della Repubblica Araba d’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, per discutere delle attività del colosso oil nel paese e delle aree di comune interesse e collaborazione. Durante l’incontro, a cui era presente anche il ministro del petrolio e delle risorse minerarie, Tarek El-Molla, è stato affrontato il tema della produzione di gas naturale e dell’esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl), ambiti in cui l’Egitto ha acquisito un ruolo centrale nel Mediterraneo dalla scoperta di Zohr da parte del Cane a sei zampe.

Le parti, ha fatto sapere Eni, “hanno condiviso la visione dell’Egitto di diventare un hub regionale per il gas, facendo leva sugli impianti Gnl esistenti. Eni produce oggi circa l’80% del gas destinato al mercato domestico per la generazione di elettricità. L’azienda è impegnata a sostenere la produzione locale attraverso un’ambiziosa campagna esplorativa e di sviluppo, che andrà anche a contribuire all’export attraverso l’impianto di liquefazione di Damietta, riavviato con successo nel 2021, contribuendo a restituire all’Egitto il ruolo di esportatore netto di Gnl”.

Eni si è impegnata ad accelerare la decarbonizzazione delle proprie attività e a sviluppare progetti, già definiti nel 2021, di cattura e stoccaggio della CO2 (Ccs) e di produzione di idrogeno. In particolare, a Damietta, a seguito del Mou firmato a luglio dello scorso anno, Eni si sta dedicando allo sviluppo di idrogeno decarbonizzato associato a un progetto Ccs finalizzato alla produzione di ammoniaca blu. Questo progetto potrà essere ulteriormente ampliato per decarbonizzare l’area industriale di Damietta per un totale nella prima fase di cattura di 5 milioni di tonnellate di CO2. Inoltre, in aggiunta ai progetti già esistenti di sostituzione di gas con rinnovabili, “si è discusso di un più ampio progetto fotovoltaico per scopi civili di svariati GW”, ha precisato il gruppo.

Sul tavolo anche le attività upstream nel paese, dove Eni si è recentemente aggiudicata cinque nuove licenze situate in bacini prolifici e in prossimità dei propri impianti di produzione, per una rapida valorizzazione delle eventuali scoperte esplorative. Eni, presente in Egitto dal 1954 tramite la controllata Ieoc, è attualmente il principale produttore del Paese con una produzione equity di idrocarburi pari a circa 360.000 barili di olio equivalente al giorno.

Proprio oggi il premier, Mario Draghi, all’indomani del colloquio con il presidente russo, Vladimir Putin, ha assicurato che le forniture di gas dalla Russia non sono a rischio, ha ribadito che serve un tetto al prezzo del gas (oggi in ritirata del 5,4% a 113,25 euro a megawattora) e la rottura del meccanismo che lega il prezzo del gas a quello dell’energia elettrica. Quanto alla retromarcia della Russia sulla decisione di imporre pagamenti in rubli per le forniture di gas, Draghi si è limitato a dire che “non credo che i paesi occidentali abbiamo fatto nulla di più che dire che pagare in rubli non fosse accettabile e non fosse possibile”.

Stamani il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha spiegato che i paesi “ostili” che intendono comprare gas russo dovranno comprare rubli corrispondenti alla valuta stabilita nei contratti per i successivi acquisti di gas russo e ha aggiunto che Gazprombank potrebbe essere coinvolta nello schema di acquisto di gas in rubli. Putin ha poi comunicato di aver siglato un decreto in base al quale gli acquirenti internazionali di gas russo dovranno pagare in rubli a partire da domani. Se i pagamenti non verranno corrisposti, ha avvertito il Cremlino, i contratti di fornitura in essere verranno sospesi.

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