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Imprese e KYC: trend e sfide nel contesto del PNRR #adessonews

Scritto da  Luca D’Amico, Senior Director di CRIF e Direttore Generale di CRIF Ratings  il  19 Settembre 2022

Il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo rappresentano una grave minaccia per l’integrità del sistema economico e finanziario di un Paese, nonché per la sicurezza dei suoi cittadini, e il contrasto a questi fenomeni criminali è al centro della strategia della Commissione Europea per la sicurezza.

Circa l’1% del prodotto interno lordo annuo dell’Unione Europea risulta coinvolto in attività finanziarie sospette, secondo stime Europol.

Guardando nello specifico all’Italia, nel corso del 2021 la UIF ha ricevuto 139.524 segnalazioni di operazioni sospette, in crescita del +23,3% rispetto al 2020. L’incremento è principalmente riconducibile alle segnalazioni effettuate dai soggetti obbligati rientranti nelle categorie degli IP e degli IMEL. Inoltre, le comunicazioni oggettive sulle operazioni in contanti ricevute dalla UIF sempre nel 2021 attengono a 43,2 milioni di operazioni, con un trend crescente e un +2,7% rispetto all’anno precedente.

“Opacità” delle strutture societarie e gruppi aziendali: le evidenze di un’analisi

CRIF ha realizzato un Market Outlook focalizzato sull’“opacità” delle strutture societarie delle imprese, tema che il Regolatore chiede di monitorare, in cui è stato analizzato nel corso del 2021 un campione di 1,8 milioni di aziende. Nello specifico, dall’osservatorio emerge che nel 2,5% dei casi le aziende hanno una catena partecipativa particolarmente complessa, che prevede l’indagine di 3 o più livelli della catena societaria, nell’1,1% la ricostruzione porta a una fiduciaria mentre nell’1,5% a una società cessata o cancellata.

Nella prevenzione del rischio di riciclaggio, l’attesa del Regolatore è inoltre verso una due diligence che non faccia riferimento solo al soggetto ma anche al suo gruppo di appartenenza. In quest’ottica l’analisi CRIF ha approfondito la fotografia prendendo in considerazione i gruppi aziendali e i loro collegamenti con le aziende estere. Sul totale delle società di capitali italiane, emerge che 880mila aziende (52%) fanno parte di un gruppo, di cui il 13,1% – pari a 115mila aziende – ha almeno un collegamento con un’azienda estera. Nel complesso sono stati individuati 250mila gruppi di cui il 18% ha almeno un collegamento estero (azienda con sede in Paese estero), in oltre 210 Paesi; di questi il 30% ha collegamenti con più di 3 Paesi. Analizzando la catena partecipativa dei 250mila gruppi emerge che l’incidenza di casi con profondità pari a 3 o più livelli è pari al 2%, e si arriva al 9,4% per i gruppi con collegamenti esteri, di cui l’1% ha 8 o più livelli.

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Un dato da monitorare con particolare attenzione nell’attuale contesto internazionale è, ad esempio, il collegamento con la Russia. Sono infatti 2.129 i gruppi aziendali che posseggono almeno un’azienda russa per un totale di quasi 8.000 aziende. Questo di per sé non ha implicazioni dirette in ambito antiriciclaggio ma è ugualmente rilevante in funzione delle disposizioni varate a seguito del conflitto in Ucraina. Analizzando i gruppi che hanno almeno un’azienda in uno dei Paesi terzi che presentano carenze strategiche nei rispettivi regimi nazionali di Anti-Money Laundering (AML) e Countering Terrorist Financing (CFT), secondo la lista pubblicata dalla Commissione Europea, troviamo al primo posto il Marocco, con lo 0,63% di aziende, seguito dalle Filippine, con lo 0,5%, e dalle Isole Cayman, con lo 0,27%.

Verifiche KYC nel contesto del PNRR: le esigenze dei player finanziari

Per intensificare i controlli antiriciclaggio, la UIF ha pubblicato una nuova comunicazione l’11 aprile scorso sulla prevenzione dei fenomeni di criminalità finanziaria – non solo su nuovi clienti ma anche sulla clientela già acquisita – e per l’individuazione tempestiva dei nuovi rischi connessi ai tentativi della criminalità di sfruttare a proprio vantaggio l’emergenza sanitaria e le iniziative poste in essere per favorire la ripresa economica. Proprio per prevenire i rischi di infiltrazione criminale nell’impiego dei fondi pubblici, quali ad esempio quelli del PNRR, è fondamentale valorizzare l’adempimento degli obblighi antiriciclaggio al fine dell’individuazione di eventuali sospetti di sviamento delle risorse rispetto all’obiettivo per cui sono state stanziate. Su questo fronte giocano un ruolo chiave anche i processi KYC (Know Your Customer) attivati dai player finanziari.

Oggi l’adeguata verifica antiriciclaggio rappresenta ancora un ambito molto complesso e oneroso. I player finanziari hanno la necessità sempre più impellente di ottimizzare e far evolvere i propri processi decisionali e, anche nel KYC, la digitalizzazione costituisce un fattore di straordinaria importanza per indirizzare i finanziamenti verso le imprese più virtuose, accelerando la loro evoluzione sostenibile. Al contempo le aziende di credito devono garantire la massima efficacia dei processi, per contenere i costi operativi e il rischio reputazionale nel pieno rispetto della compliance.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

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