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Le dimissioni vanno presentate sempre online? Ecco perché e cosa dice la legge #adessonews


Dimissioni online e assenza strategica, che cosa dice la legge?Dimissioni online e assenza strategica, che cosa dice la legge?

Da diversi anni ormai nel nostro Paese, per scongiurare il fenomeno delle «dimissioni in bianco» (lettere di dimissioni firmate dal lavoratore al momento della sua assunzione), l’ordinamento giuridico italiano ha ipotizzato procedure e stratagemmi senza l’esecuzione dei quali le dimissioni presentate dal lavoratore risultano invalide. La regolamentazione vigente deriva dal Jobs Act, la grande manovra sul lavoro fatta nel 2015 dal governo Renzi. Con precisione, l’articolo 26 del Decreto legislativo n.151/2015 prevede che le «dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro siano effettuate dal lavoratore esclusivamente con modalità telematica». Senza questa procedura le dimissioni sono inefficaci, ossia prive della capacità di avere conseguenze giuridiche. Conseguenza? Il lavoratore dimissionario resta di fatto dipendente dell’azienda anche contro la sua volontà poiché la stessa volontà non è stata espressa secondo le previsioni di legge.

La differenza con la tutela dei genitori lavoratori

Per dimettersi correttamente un lavoratore deve procedere esclusivamente online, deve essere in possesso del codice pin dell’Inps e operare direttamente in via telematica, ovvero rivolgersi a un Caf, un patronato, agli enti bilaterali o a un consulente del lavoro. Il meccanismo non va confuso con la tutela al lavoro delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri. Nel caso di periodo protetto a ragione dello stato di gravidanza e della nascita di un figlio, le dimissioni dei genitori devono essere convalidate, a pena di nullità, presso gli uffici del lavoro. Nel caso in cui il servizio ispettivo dovesse verificare la non genuina volontà di dimettersi, non procederà con la convalida ed il rapporto di lavoro non potrà essere risolto. Non bisogna quindi fare confusione, le dimissioni dei genitori lavoratori (la mamma durante tutta la gravidanza ed entrambi fino a 3 anni di vita del bambino) devono essere obbligatoriamente convalidate presso gli uffici del lavoro, quelle della generalità dei lavoratori devono essere obbligatoriamente comunicate online.

Le critiche e i problemi sorti negli anni

La procedura dell’obbligo della comunicazione online destò, fin dalla sua nascita, diverse critiche tra gli addetti ai lavori poiché, a differenza dei precedenti meccanismi, non prevede soluzioni alternative. Le dimissioni o sono rassegnate online o non sono valide. Non sono mancati in questi anni problemi connessi alla procedura e soluzioni paradossali. Pensiamo al caso in cui un lavoratore rassegni le dimissioni, spontaneamente e senza alcuna forzatura, mediante comunicazione scritta o verbale, al proprio datore di lavoro ma senza definire la procedura telematica. Questo rimarrà comunque in forza all’azienda. La circostanza determinerà un problema per la stessa azienda perché, qualora volesse sostituire il lavoratore dimissionario, si troverebbe due dipendenti nella stessa posizione. Ovviamente non ci sarebbe nessun obbligo di remunerare il lavoratore assente, ma questo, a distanza di tempo, potrebbe comunque ripresentarsi in azienda richiedendo il proprio posto di lavoro poiché il rapporto risulterebbe ancora in essere.

Il caso spinoso dell’assenza ingiustificata

Il datore di lavoro, per scongiurare tale evenienza, potrebbe procedere al licenziamento per assenza ingiustificata

e il rapporto di lavoro si interromperebbe definitivamente. Ma qui sorgono i problemi. Infatti, quel rapporto di lavoro si sarebbe dovuto concludere per motivo afferente al lavoratore, era sua la volontà di dimettersi, mentre ora si chiude con volontà riferibile al datore di lavoro. La paradossale conclusione porta con sé anche oneri economici. Infatti, il datore di lavoro che licenzi, per qualunque motivo, deve pagare un contributo straordinario all’Inps, che nella generalità dei casi risulta di circa 1.500 euro: tale contributo consente al lavoratore di percepire il sussidio di disoccupazione connesso all’assicurazione sociale per l’impiego. Circostanza, quest’ultima, che gli sarebbe stata preclusa in caso di dimissione volontaria.

La sentenza del Tribunale di Udine

Il Tribunale di Udine, con sentenza del 26 maggio 2022, ha lanciato un sasso nello stagno. Il consolidato sistema delle dimissioni telematiche previsto dall’art. 26 del D.Lgs 151/2015 impone come unica modalità di rassegnare le dimissioni quella della procedura telematica. Se il lavoratore non la mette in pratica, e ovviamente nessuno può costringerlo a farlo, al datore di lavoro non resta che licenziarlo. Il Tribunale friulano ha detto no. Ha affermato infatti che i comportamenti del lavoratore che implicano dimissioni di fatto dal posto di lavoro giustificano la comunicazione di dimissioni effettuata da parte del datore di lavoro, con perdita, per il lavoratore dimissionario, del diritto all’indennità di disoccupazione prevista dalla assicurazione sociale per l’impiego (Naspi). Andiamo con ordine e cerchiamo di capire il caso che ha interessato il Tribunale in questione. Si tratta di una lavoratrice che non aveva effettuato la procedura telematica di dimissioni e si assentava dal lavoro senza rientravi. Il Tribunale ha accertato che lo scopo del comportamento della lavoratrice fosse quello di costringere il datore di lavoro al licenziamento, comportamento questo che le avrebbe consentito di percepire il sussidio di disoccupazione. Spesso accordi del genere, che si muovono anche oltre i limiti del lecito, accadono in azienda. Risoluzioni consensuali passano per licenziamenti non impugnati dal lavoratore al sono fine di consentire allo stesso di percepire l’indennità Naspi.

Un precedente per migliorare la legge

In questo caso, però, il datore di lavoro non era d’accordo e infatti ha deciso di inoltrare all’ufficio del lavoro la comunicazione di cessazione del rapporto per dimissioni e non per licenziamento. Quindi niente Naspi per la lavoratrice che ha protestato evidenziando proprio l’assenza della procedura online e pertanto l’inesistenza delle dimissioni. La decisione del Tribunale di Udine si basa sull’osservazione del fatto che la norma istitutiva della procedura di dimissioni telematiche online ha il fine di tutelare il lavoratore riguardo alla possibilità di dimissioni in assoluta libertà ma non ha abrogato gli effetti degli articoli 2118 e 2119 del Codice Civile. Tali norme del codice prevedono che alcuni comportamenti concludenti, come le assenze ingiustificate, costituiscono per il lavoratore dimissioni “di fatto” che consentono al datore di lavoro di considerare interrotto il rapporto di lavoro. Tale sentenza, pur ragionevole nelle finalità, lascia aperti non pochi dubbi. In pratica, il giudice di Udine, per superare la barriera formale della comunicazione online prevista dal Dlgs 151/2015, si è appellato alla Costituzione, in particolare agli articoli 38 e 41 e ha svolto argomentazioni giuridiche definite da molti esperti “ardite”. Una soluzione potrebbe provenire dall’iniziativa del Legislatore, al fine di trovare una soluzione chiara alla vicenda senza lasciare il compito ai giudici del lavoro.

*Paolo Stern è presidente di NexumStp e autore di Giuffrè Francis Lefebvre

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